Purtroppo gli aspetti negativi superano di gran lunga quelli positivi. Gli stipendi sono al minimo, i bonus vanno solo a manager e responsabili, il welfare è praticamente inesistente (minimo sindacale), niente rimborsi spese neanche per chi vive lontano (rimborso benzina o simili) e zero smartworking anche per ruoli che lo permetterebbero senza problemi.
L’azienda ha un’impostazione molto padronale, mascherata da “ambiente familiare”, il che si traduce in pochissime possibilità di crescita. La formazione c’è, ed è anche buona, ma poi le persone finiscono per andarsene altrove.
Il problema più grande, però, è l’estrema disorganizzazione. Carichi di lavoro mal distribuiti, responsabilità poco chiare, trasferte improvvisate (tipo “domani parti per tre mesi dall’altra parte del mondo”), e un perenne clima di emergenza che rende tutto più caotico.
La dirigenza, i responsabili e persino l’HR tendono a ignorare i problemi o a voler gestire tutto solo nel modo che ritengono giusto, senza ascoltare chi lavora sul campo. C’è anche un certo atteggiamento di superiorità che a volte sfocia quasi nel nonnismo, e questo va in totale contrasto con il loro voler sembrare un’azienda “giovane e dinamica”.