L'ossessione è in ogni mail, in ogni singola procedura, in every meet e internazionalismo a caso, in ogni piede portato avanti e in ogni salto carpiato indietro.
Per ogni ordine, c'è un contro-ordine; per ogni "fate presto", uno "state fermi"; per ogni "formatevi", un "mica ora!". Si sostituiscono tool e persone in continuazione; a volte i tool al posto delle persone e le persone al posto delle buone idee. Si assumeva come alle Poste nel '60 e si licenzia come in General Motors nel 2009.
I valori ci sono e si gridano forte, ma sono qui un pretesto per assecondare il caos interiore di certi profili umani che diresti buoni per altre mura, non certo quelle di un ufficio in un ruolo apicale.
L'azienda è farcita di bias cognitivi come la sala lounge lo è di calorie depresso-contenitive (e ventro-espansive). Persino il data-driven non è poi così importante, se sbugiarda le credenze religiosissime della proprietà santissima.
L'etica aziendale, del resto, è quella del Buon samaritano, con in più i colleghi persi in battaglia, il clima iper-competitivo e un ostracismo che danneggia l'azienda prima ancora che il dipendente. Un giro sui social dei brand dell'azienda - che qualsiasi giornale potrebbe fare - dimostra gli effetti quantomeno avventurosi di una certa gestione.
Con tutti quei soldi, difficile fallire. Complimenti, però, perché in questo Profondo Rosso manca solo il sottofondo musicale dei Goblin.