L'ambiente lavorativo, nonostante l'apparente cordialità superficiale, presenta diverse criticità significative. Le richieste di straordinari, reperibilità e lavoro in orari non convenzionali sono frequenti. La gestione manageriale può risultare problematica, con episodi di pressioni inappropriate da parte di alcuni dirigenti.
Dal punto di vista operativo, il lavoro è spesso approssimativo e privo di reale impatto. Non è raro vedere attività fittizie create solo per "riempire" le dashboard, assegnati a persone che non ci lavorano davvero o riferiti ad ambienti diversi da quelli effettivamente in uso. Tutto questo per dare l’impressione che il team sia produttivo, anche se i risultati sono spesso inutili o vengono cancellati prima ancora di essere deployati.
Il motivo? Le attività più strategiche non vengono mai affidate alla sede di Napoli, che ha perso ormai negli anni qualsiasi credibilità e si ritrova a lavorare su progetti di ultima scelta, spesso destinati a rimanere inutilizzati. L'inconsistenza è la regola, tranne quando arriva il momento delle valutazioni annuali. In quell’occasione, tutto viene preso tremendamente sul serio, come se quelle valutazioni — spesso basate più sulle simpatie dei tech lead che su criteri oggettivi — avessero davvero un riscontro. Il problema è che il tech lead di riferimento cambia spesso durante l'anno, rendendo il processo ancora più arbitrario, e soprattutto non tiene conto delle circostante nelle quali si è costretti a lavorare.
Inoltre, c’è un uso eccessivo delle call: spesso si passa l’intera giornata in riunioni, lasciando pochissimo tempo per lavorare concretamente. Il framework adottato è teoricamente lo Scrum, ma viene applicato in modo approssimativo e "a sensazione". Non è raro ritrovarsi in call giornaliere con oltre 20 persone, dove invece di ottimizzare il lavoro e rimuovere gli impedimenti, si finisce per perdere ulteriore tempo.
Un altro problema significativo è l’ambiente fortemente orientato all’apparenza: molti temono di fare brutta figura quando vengono interpellati e, pur di non ammettere di non sapere qualcosa e discuterne, preferiscono fornire informazioni errate o incomplete. Questo atteggiamento genera ulteriori incomprensioni e rallentamenti, causando un crollo della produttività che inevitabilmente ne risente.