L’ambiente di lavoro è estremamente tossico. Già dai primi giorni di impiego si possono ben distinguere le gerarchie, così come dei piccoli gruppi di dipendenti che ti tengono ben volentieri a distanza facendoti sentire come di troppo. Questo deriva da una cultura aziendale di competizione allo stremo di ciò che può essere inteso come minimamente accettabile: sono gli stessi team leader a favorire dinamiche di incomprensione e ostilità tra i dipendenti, tutti stremati da ritmi insostenibili di chiamate. I metodi di assegnazione dei contatti sono molto spesso poco trasparenti, non è cosa nuova che i dipendenti si “rubino” contatti tra loro per vendere di più.
Concordo con la recensione precedente: vieni davvero giudicato male per una pausa per andare in bagno, per prendere un caffè o fumare una sigaretta.
La formazione è pressoché inesistente e inefficace: ti viene dato uno script da imparare a memoria e da recitare in ogni telefonata. Qualora i ritmi di vendita non siano costanti o abbastanza alti, entra in gioco un micromanagement estremamente aggressivo in cui ogni telefonata, messaggio, e-mail viene ascoltata e controllata dai manager senza un feedback di miglioramento efficace: vige il clima del terrore.
Il management è spesso eccessivamente giovane, poco formato nella gestione del personale, a cui vengono assegnati obiettivi poco chiari o poco realizzabili.
La politica di zero smart working, nel 2025 e in un’azienda che prevede solamente uffici in pieno centro città (difficilmente raggiungibili) è un assoluto ed enorme no.
È un’azienda che sconsiglio se si tiene alla propria vita privata e a non lavorare addirittura il weekend (ci sono turni che prevedono il sabato o la domenica come lavorativi), se si tiene a un’effettiva crescita lavorativa e personale, e a ricevere un trattamento dignitoso dai propri colleghi e manager.